Con un provvedimento del 2016, notificato dopo ben 3 anni dall’emissione, l’ Ufficio Immigrazione della Questura di Roma rigettava la richiesta di coesione familiare di un cittadino algerino e, per l’effetto, gli ordinava di allontanarsi dal territorio nazionale entro 15 giorni.
Il provvedimento della Questura giungeva all’esito di un’ istruttoria che, di fatto, si era limitata alla verifica, tentata in un unico giorno, della effettiva presenza del richiedente presso la propria abitazione.
La Questura, tuttavia, non aveva assolutamente valutato che la moglie del richiedente fosse residente in Italia e soggiornante con permesso a tempo indeterminato ma, soprattutto, che dalla loro unione fosse nato, in Italia, un figlio, ormai adolescente.
Ritenendo che la Questura avesse gravemente omesso di valutare l’ integrazione dell’intero nucleo familiare nel territorio italiano e, soprattutto, non avesse considerato le conseguenze pregiudizievoli di un allontanamento coatto del padre, il provvedimento di espulsione è stato da noi impugnato innanzi al competente Tribunale di Roma.
Il giudice capitolino, nelle more del giudizio, ha sospeso il provvedimento riconoscendo il grave ed irreparabile danno che subirebbe il minore dall’allontanamento del padre e avvallando, così, la priorità del diritto del minore a non subire pregiudizi alla propria vita familiare.
avv. Miguel Coraggio

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